Ripensare per rifondare la politica significa ritrovare la dignità della politica nella sua complessità e, allo stesso tempo, nel suo "calarsi" nella complessità e nelle complessità dei mondi-della-vita.
La politica, attività nobile, è complessa per natura; infatti, nella sua complessità, essa comprende la mediazione dei rapporti di forza e degli interessi particolari (differenti e molto spesso divergenti) e la liberazione della progettualità umana (come integrazione delle differenti progettualità) nell'interesse generale.
Il tentativo di questo blog è di cominciare un percorso strategico e sistemico intorno alla "politica". Non è più possibile, infatti, affrontare i problemi complessi della realtà globalizzata con un pensiero politico lineare e separante (di fatto tecnocratico), privo di visione e ancorato ideologicamente alle certezze di un mondo che non c'è più (siamo "prigionieri" del '900). Qui non si tratta di fare valutazioni sulle persone che "fanno politica" ma di uscire dalla logica della politica come professione per cominciare a dire che la politica è la vita e che, come tale, ci riguarda tutti in quanto persone umane. Altra cosa è, nei nostri sistemi democratici, la delega ad alcuni per governare la convivenza. Il problema è duplice: non abbiamo e non condividiamo un pensiero politico adeguato ai tempi e non riusciamo più a far crescere classi dirigenti in grado di comprendere la complessità del mondo e dei contesti e, conseguentemente, di governare i processi storici sempre più veloci e interrelati.
Se la politica è la vita, la politica ha senso soltanto nella vita; il che significa che ciò che è politico non può che vivere in ogni realtà umana, fecondandosi per "contaminazione". Per riappropriarci della politica dobbiamo ritornare a comprenderne la centralità in noi.
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