Nel mondo a-polare della globalizzazione tecnocratica, nel vuoto politico, la crisi profonda (quasi una degenerazione) dei nostri sistemi democratici (Stati-Nazione) avviene sia a livello formale che a livello sostanziale, in tal modo "sacrificando" sull'altare della competizione esasperata sia la giustizia che la libertà.
Come segno dei tempi che stiamo vivendo, segnaliamo la difficoltà delle "regole democratiche" di adeguarsi alla velocità e alla radicalità dei cambiamenti in atto. Può apparire una considerazione secondaria ma, se ci riflettiamo, parliamo di un tema strategico che ha a che fare con la qualità delle nostre democrazie e con la possibilità che i sistemi complessi che abbiamo costruito possano resistere alla prova della storia.
Il tema di fondo è il "vuoto politico" nel quale siamo immersi. E' in esso, infatti, che le democrazie perdono il loro senso ultimo e la loro dignità, salvaguardando una forma solo necessaria a forze non democratiche (nel senso di non partecipate e di non elette ma "dominanti") per darsi una "maschera democratica" (utilizzando la "forma democratica" a loro piacimento e dunque, nei fatti, snaturandola).
L'assenza di politica in senso complesso (al contempo, mediazione degli interessi particolari e liberazione della progettualità umana) è ciò che non permette più a ciascuno di noi di essere pienamente cittadini e di condividere un progetto comune di convivenza; non abbiamo tempo, ci dicono, perché le democrazie si sono fatte competitive e anche l'esperienza umana deve essere "ridotta" alle esigenze di ciò che "serve" o, per meglio dire, alle esigenze di chi "paga".
Non sono un nostalgico e penso che le strutture dei sistemi democratici (ad esempio, l'Italia) vadano alleggerite e rese più efficienti; continuo a credere, però, che i tempi della democrazia non possano essere quelli della competizione fra mercati (soprattutto finanziari) auto-referenziali e spesse volte non regolati e che la politica, evidentemente complessa, debba ritornare a essere vincente, ad alimentare le classi dirigenti, ad avere il proprio ruolo nella storia comune come l'attività nobile dell'uomo che si fa "soggetto storico".
Nessun commento:
Posta un commento