(...) L'obbedienza è una virtù politica di prim'ordine, senza la quale nessun corpo politico potrebbe sopravvivere a lungo. Un'illimitata libertà di coscienza non esiste da nessuna parte, altrimenti verrebbe meno ogni forma di comunità politica. L'argomento suona così plausibile che risulta difficile scorgerne subito la fallacia. La sua plausibilità di basa sulla seguente verità: "Tutte le forme di governo", per citare Madison, anche le forme più autocratiche, e perfino le tirannie, "si basano sul consenso". Ora, dov'è la fallacia ? Nell'equazione che si stabilisce a questo punto tra consenso e obbedienza. Un adulto acconsente, mentre un bambino obbedisce, e quando un adulto dice di obbedire, egli in effetti sostiene l'organizzazione, l'autorità o la legge che reclama "obbedienza". La fallacia è quanto mai malefica, anche perché può vantarsi di una lunga tradizione. Il nostro uso della parola "obbedienza" per queste situazioni di carattere strettamente politico risale ai primordi stessi delle scienze politiche, ai tempi cioè in cui Platone e Aristotele ci dicevano entrambi che ogni corpo politico è formato da governanti e governati, con i primi che danno gli ordini e gli altri che debbono obbedire. (....)
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