L'essere umano, per tutta la vita alla ricerca dell'essere "persona", non è creato solo per esistere ma per vivere; e ciò è possibile non limitandoci al confronto con l'altro ma lasciandoci "contaminare" dalla libertà degli altri. In questa libertà che ci libera c'è tutto il mistero della nostra "trascendenza" di persone, impossibile senza l'altro.
La libertà che ci libera, e che libera la realtà, è dinamica. Dobbiamo uscire dall'inganno della libertà come stato-di-fatto per respirare, invece, la libertà liberante, fecondante, generante progetto umano e realtà. Non possiamo mettere "muri" alla libertà perché essa è come l'acqua e non può essere limitata dalla nostra ragione chiusa; liberare la libertà, e liberarci in essa, significa cogliere tutta la nostra responsabilità politica di persone libere e, conseguentemente, la nostra responsabilità politica di mediare ciò che è differente da noi (la libertà come liberazione e la mediazione delle differenze sono il recto e il verso della stessa medaglia).
La libertà vera, dunque, è al contempo liberante e responsabile. Questa, a mia valutazione, è la grande sfida del tempo di oggi; ripensare la libertà nel contesto globale dell'intera e unica umanità.
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