domenica 5 giugno 2016

Ricerca - Libertà e potere - La libertà non è uno stato-di-fatto (Marco Emanuele)

La mia critica alla presunta "sufficienza" della libertà "da" deriva dalla convinzione che la libertà non è uno stato-di-fatto. Intendo dire che la nostra libertà personale deve fare i conti con la evoluzione, imperfetta e incerta, dei contesti umani nei quali siamo immersi. Siamo liberi soltanto nella vita al-di-là di noi (che comprende la nostra personale), delle nostre certezze, delle nostre sicurezze; il più delle volte, infatti, ciò che pensiamo di essere si rivela profondamente insufficiente a com-prendere la realtà di noi, naturalmente globale e, dunque, mondo-in-noi.

L'essere umano, per tutta la vita alla ricerca dell'essere "persona", non è creato solo per esistere ma per vivere; e ciò è possibile non limitandoci al confronto con l'altro ma lasciandoci "contaminare" dalla libertà degli altri. In questa libertà che ci libera c'è tutto il mistero della nostra "trascendenza" di persone, impossibile senza l'altro. 

La libertà che ci libera, e che libera la realtà, è dinamica. Dobbiamo uscire dall'inganno della libertà come stato-di-fatto per respirare, invece, la libertà liberante, fecondante, generante progetto umano e realtà. Non possiamo mettere "muri" alla libertà perché essa è come l'acqua e non può essere limitata dalla nostra ragione chiusa; liberare la libertà, e liberarci in essa, significa cogliere tutta la nostra responsabilità politica di persone libere e, conseguentemente, la nostra responsabilità politica di mediare ciò che è differente da noi (la libertà come liberazione e la mediazione delle differenze sono il recto e il verso della stessa medaglia).

La libertà vera, dunque, è al contempo liberante e responsabile. Questa, a mia valutazione, è la grande sfida del tempo di oggi; ripensare la libertà nel contesto globale dell'intera e unica umanità.

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