sabato 4 giugno 2016

Ricerca - Libertà e potere - Liberi "da", ovvero liberi ? (Marco Emanuele)

Immaginiamo, irrealmente, che un giorno ogni uomo riuscisse a liberarsi da tutto ciò che lo "vincola". Se ciò accadesse, saremmo liberi ? Potremmo dirci completamente liberi, cioè titolari di una libertà piena, se fossimo in grado di auto-determinarci per auto-realizzarci completamente ?

Questa considerazione ci chiama a domandarci se la libertà di noi stessi, di essere completamente noi stessi, sia la vera libertà. E sarebbe libero un mondo nel quale uomini liberi per sé si limitassero a confrontarsi con altrettanti uomini liberi per sé ?

Che dire ? La mia convinzione è che l'essere liberi per sé, passaggio necessario per "essere", non sia sufficiente per dirci liberi. Infatti, la vera libertà è ciò che costruisce interesse generale, che ci fa condividere noi stessi in ogni altro di noi e nella realtà globalmente intesa. Se guardiamo allo stato delle nostre democrazie, notiamo come la rappresentatività dei governati sia indebolita dalla mancanza di partecipazione attiva, dalla sfiducia e dall'astensione; dov'è la libertà come alimento della democrazia, circolo virtuoso che dovrebbe consolidare il nostro vivere insieme ? E questo, a maggior ragione, vale in un mondo percorso dalla globalizzazione, dove il nostro sguardo non può che essere "sguardo-nel-mondo".

La libertà "da", libertà per sé e impossibile a realizzarsi completamente, è perfetta per un sistema che non voglia davvero uscire dalla logica del dominio ma che, invece, voglia restare nella logica della competizione esasperata e selettiva che "usa" i mondi personali "limitatamente" liberi, l'uno contro l'altro. La libertà "da" si ferma sulla soglia del dialogo, esasperando il confronto che prepara o nasconde uno scontro fra "differenti".




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